IV
L'invasione degli ultracorpi
serie fotografica generata da ChatGpt e Gemini
2025 -
Nel film L'invasione degli Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers, 1956 tratto dal libro The Body Snatchers (1955) di Jack Finney) gli esseri umani vengono sostituiti da copie identiche, nate da baccelli alieni. Le copie replicano perfettamente l’aspetto fisico, ma sono prive di emozioni e individualità. L’orrore non sta nel mostro, ma nell’impossibilità di distinguere l’originale dalla replica.
Mi è sembrata una descrizione calzante per l'Intelligenza Artificiale.Ho chiesto ai due software principale di IA, Gemini e Chat di clonare delle mie fotografie, che stampate sono poi esposte a fianco alle foto reali.
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Provvisorio Persistente
fotografia da smartphone e filtro digitale stampata su carta fotografica
2016 -
Il soggetto di queste fotografie è lo sguardo periferico: una ricerca su ciò che appare solo per un istante sulla retina e che, di norma, non viene selezionato non tanto dalla fotografia, quanto dalla visione stessa. Fasci di luce improvvisi, ombre, macchie, sovraesposizioni, nuvole.
Le immagini vengono fotografate e pubblicate sui social, spesso sotto forma di storie della durata di 24 ore. Instagram è utilizzato come se fosse una pellicola: l’algoritmo riduce e uniforma automaticamente le immagini, imprimendo loro una sorta di timbro, come una pellicola che conferisce una specifica caratteristica cromatica rispetto a un’altra.
E' anche una riflessione sulla percezione della fotografia. Successivamente imfatti le immagini vengono stampate e incorniciate. In questo passaggio, da elemento etereo e provvisorio — destinato a essere fruito in pochi secondi e validato da un like — l’immagine diventa oggetto. La percezione e la fruizione cambiano radicalmente: entrano in gioco nuovi criteri di valutazione. Da meme, l’immagine si fa fotografia.
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Icona d'oro (Solaris)
Scatola di legno, con contenuto celato
Opera ideata dal software Copilot
2023
Invitato dalla Porta Cœli Foundation e dal curatore Donato Faruolo a partecipare a un’esposizione collettiva sul tema dell’oro, ho interrogato per gioco il software di Intelligenza Artificiale Copitol, informandolo che Massimo Lovisco era stato invitato alla mostra Loro. Persistenze dell’oro nel contemporaneo e chiedendogli quale opera avrebbe potuto presentare.
In modo sorprendente, il software ha elaborato una proposta installativa che includeva elementi ricorrenti nella mia ricerca — la scatola, il contenuto celato, la partecipazione attiva dei fruitori. Ho deciso così di presentarla come indicato
"Icona d’oro. Un’opera che consiste in una piccola scatola di legno, chiusa da un lucchetto dorato. All’interno della scatola, nascosta alla vista, c’è una foglia d’oro su cui è incisa una parola a scelta dell’artista. L’opera vuole interrogare lo spettatore sul valore dell’arte, sul rapporto tra visibile e invisibile, tra forma e contenuto, tra sacro e profano. L’opera si ispira alla tradizione delle icone bizantine, che usavano l’oro come simbolo di luce divina, ma anche alla pratica dell’arte concettuale, che privilegiava l’idea sull’oggetto. Un esempio di arte concettuale che usa l’oro come materiale è il lavoro di Joseph Kosuth One and Three Chairs (1965) 1, in cui una sedia reale, una fotografia di una sedia e una definizione di sedia sono presentate insieme su un pannello dorato."















